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Corriere della Sera - Milano -venerdì 5 novembre 2004
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[ARTI MARZIALI] al Forum di Assago lo Spettacolo che si rifà alla Tradizione Cinese di 1.500 anni fa
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Shaolin Le monache del kung fu il fiore con la spada
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Il corpo può essere invincibile, parola di monaco. Non teme colpi di lancia, urti di spranghe in ghisa, lame di alabarda. Può respingere gli attacchi più temibili senza bisogno di proteggersi dietro maschere e corazze: basta opporre all'avversario l'invincibile forza del “Qi”, ovvero lo straripante flusso energetico che, opportunamente canalizzato da una disciplina millenaria, diventa barriera invalicabile. Loro, i monachi di Shaolin, in arrivo al Forum di Assago domani e domenica, lo chiamano “potere mistico”. Per noi, è l'applicazione del kung fu in chiave buddista che intreccia le proprie radici alla storia del mitico tempio di Shaolin, eretto più di 1.500 anni fa nella provincia di Henan, a circa 700 chilometri a sud est di Pechino.
A Milano, gli Shaolin porteranno un nuovo spettacolo, “La spada e il fior di loto”, che gioca sulla doppia simbologia maschile (la spada) e femminile (il loto) e introduce per la prima volta nella compagnia la presenza di alcune monache, chiamate ad affrontare le stesse prove di forza e di destrezza dei colleghi uomini, con tanto di passeggiate sulle lame.
Lo show trae ispirazione dall'antica tradizione del kung fu femminile coltivata, nel periodo di massimo splendore, da un migliaio di monache nel tempio di Yongtai, accanto al monastero di Shaolin. “La spada e il fior di loto” è l'ultima tappa di un progetto ormai decennale di divulgazione della cultura tradizionale cinese in Occidente, ideato da Jian Wang e dall'impresario austriaco Herbert Fechter, che assunse una prima forma teatrale nello show “Le mistiche forze del kung fu di Shaolin”, accolto con il tutto esaurito alla Wembley Arena di Londra, alla Deutschlandhalle di Berlino e alla Olympiahalle di Monaco di Baviera. L'onda del successo arrise agli Shaolin anche oltre Oceano: nel '96 al Lollapalooza Festival Tour statunitense, furono replicati trenta spettacoli davanti a una media di 40 mila spettatori. Da allora, gli spettacoli si sono moltiplicati in tournée in America Latina e di nuovo in Europa, creando un vero “fenomeno Shaolin” sulla scena mondiale che ha toccato quattro continenti e tre milioni di spettatori.
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Valeria Crippa
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LA TECNICA
“A quel tempo Shaolin era circondato da una grande foresta e fu studiando i
movimenti degli animali selvatici che i monaci diedero vita alla loro specialissima
forma di ginnastica”, scriveva Tiziano Terzani nel suo libro “La porta proibita”,
a proposito del Kung fu shaolin. Viene da sé, quindi, che dal punto di vista fisico
lo shaolin può essere una disciplina sia maschile sia femminile.
Spiega il maestro Enzo Landriscina, 45 anni, che dalla metà degli anni Novanta insegna
nella palestra di via Colletta 21, a Milano: “Le donne che praticano lo shaolin sono
sicuramente molte meno degli uomini: direi che c'è una proporzione di due a dieci.
Al contrario del tai chi, al quale le ragazze (ma si po' cominciare a qualunque età),
si accostano più facilmente, perché più morbido. Però nelle arti marziali – prosegue il maestro –
se le donne partono penalizzate per quanto riguarda la forza, è indubbio che hanno un altro grande
vantaggio, ancora più importante per il risultato: sono più sciolte e in genere più agili. Spesso,
arrivate a un certo livello, tecnicamente superano gli uomini. La pratica femminile dello shaolin
appare anche più bella da vedere perché è dolce senza perdere in marzialità”
(Matteo Speroni)
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